Canto XXVIII Inferno – (vv 1-21) – I seminatori di discordia

Testo e commento del Canto XXVIII dell’Inferno (versi 1-21)-I seminatori di discordia

Chi poria mai pur con parole sciolte
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch’i’ ora vidi, per narrar più volte? 3

Ogne lingua per certo verria meno
per lo nostro sermone e per la mente
c’ hanno a tanto comprender poco seno. 6

S’el s’aunasse ancor tutta la gente
che già, in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente 9

per li Troiani e per la lunga guerra
che de l’anella fé sì alte spoglie,
come Livïo scrive, che non erra, 12

con quella che sentio di colpi doglie
per contastare a Ruberto Guiscardo;
e l’altra il cui ossame ancor s’accoglie 15

a Ceperan, là dove fu bugiardo
ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo; 18

e qual forato suo membro e qual mozzo
mostrasse, d’aequar sarebbe nulla
il modo de la nona bolgia sozzo. 21


Il canto si apre con Dante che si trova in difficoltà nel descrivere bene (a pieno) il sangue e le ferite che vede in questa bolgia, preannunciata alla fine del canto precedente come quella dove “si paga il fio / a quei che scommettendo acquistan carco”, cioè di coloro che ebbero colpa nello “sconnettere” nel creare divisioni e discordie tra le persone.
Sia la lingua (intesa come parole adatte), sia la capacità mentale di comprendere mancano a Dante per poter comprendere ciò che vede, allora ricorre ad una lunga immagine figurata: se si potesse adunare tutta la gente che nella terra di Puglia (intesa in senso ampio, come meridione d’Italia), soggetta alla Fortuna, sentì il travaglio e il dolore con il proprio sangue per le guerre violente, e se tutte queste alzassero le loro membra trafitte o mozzate, nulla sarebbe sufficiente per aequar, cioè per uguagliare, quanto la nona bolgia era sozzamente piena di anime mutilate.
Dante elenca nel paragone alcune guerre che insanguinarono l’Italia meridionale:
Quella che fece fare così alti monti di anelli di “Troiani”: la seconda guerra punica, in particolare la battaglia di Canne, dove Annibale sconfisse i Romani (indicati come Troiani perché secondo l’Eneide essi derivavano da Enea) e secondo Tito Livio i Cartaginesi nel raccogliere tutti gli anelli d’oro sfilati dalle mani dei nemici sconfitti fecero un cumulo di tre moggia;
Quella di Roberto Guiscardo, che tentò di conquistare la Puglia nell’XI secolo;
Le guerre angioine, in particolare:
La Battaglia di Benevento, dove venne sconfitto Manfredi, per la quale i baroni del Regno di Napoli furono traditori (fu bugiardo ciascun), facendo passare Carlo d’Angiò a Ceprano, vera porta d’accesso del regno attraverso il passaggio sul Liri
La Battaglia di Tagliacozzo, dove venne sconfitto Corradino di Svevia (1268), grazie al consiglio di Alardo di Valéry di tenere un truppa di riserva, nascosta, che assalisse il Re quando le sue truppe erano già stanche.
Segnalando le ultime due battaglie come una vinta per un tradimento e una per il consiglio di uno che fece vincere sanz’arme, è stato rilevato l’atteggiamento anti angioino di Dante, dopotutto attestato anche altrove.

[bibl] Inferno – Canto ventottesimo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Inferno_-_Canto_ventottesimo&oldid=40069361 (in data 17 novembre 2011).[/bibl].

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