I limoni
I limoni è una poesia di Eugenio Montale che appartiene alla raccolta Ossi di seppia.
Stile del conto
È composta da quattro strofe di versi irregolari e liberamente rimati con rime imperfette e al mezzo. Questa struttura sembra un’eco della versificazione classica. Il linguaggio della poesia è sia colloquiale che complicato, e si tratta dunque di plurilinguismo. Nella prima strofa vi sono cinque enjambement
Analisi del componimento
Comincia con un’evidente citazione di D’Annunzio, durante la quale Montale usa parole più complicate, e si riferisce ai poeti laureati mettendoli in contrapposizione con se stesso, e in evidente antitesi. Quando comincia infatti a parlare di sé il linguaggio diventa molto più semplice e colloquiale, addirittura con intenzionali errori grammaticali. Egli inoltre si muove in una realtà naturale più semplice e campagnola di quella dai nomi poco usati dei poeti laureati. Inoltre i fossi erbosi sembrano una citazione di Foscolo e di Pascoli. Alla fine della strofa il poeta nomina per la prima volta i limoni, che danno una caratterizzazione cromatica improvvisa, e che sembrano evocare colori caldi e felici. Tuttavia l’apparizione del limone non rende davvero più allegra la scena, poiché si tratta di un frutto aspro che non crea felicità. Il limone è infatti, come si capirà poi dalle strofe successive, il “correlativo oggettivo” dell’intera esistenza. La seconda strofa sembra una ricerca delle corrispondenze tra uomo e Natura. In questa strofa si notano molti accenni alla poesia decadente di Pascoli e D’Annunzio, in cui l’uomo doveva ascoltare la Natura. Vi sono tre enjambement. La terza strofa contiene cinque enjambement. L’inizio di essa corrisponde allo spannung della poesia. Il lettore è infatti arrivato al momento in cui dovrebbe essere svelato il segreto della Natura, il vero modo per arrivare alla verità. L’enumerazione aiuta ad aumentare questo senso di attesa e di tensione. Tra gli elementi dell’enumerazione vi è anche quello del filo da disbrogliare. Questo è il fine della ricerca della verità di Montale, che, sapendo di non poterla raggiungere, si accontenterebbe di trovare anche solo un filo che porti ad essa. Tuttavia non riesce a trovare neppure questo poiché, a differenza di altri poeti come Saba e Ungaretti, la sua ricerca non è basata su emozioni ed elementi irrazionali, ma è tutta basata sulla ragione. Difatti la mente, il mezzo che usa per cercare la verità, non lo porta ad essa, poiché dopo aver indagato e accordato, essa disunisce. In questa strofa il poeta affronta anche l’argomento degli uomini che non sono altro che ombre, e come la Natura, sono indifferenti a ciò che li circonda. Questi versi ricordano l’operetta morale di Leopardi Dialogo di un islandese con la Natura. La quarta strofa presenta quattro enjambement, e l’ambientazione della poesia cambia. Se prima essa era ambientata in una realtà naturale semplice e campagnola, ora il lettore si ritrova in città. L’azzurro del cielo non si vede più per intero, ma soltanto a frammenti. Anche elementi positivi come la luce e l’anima in questa strofa assumono connotazioni negative, avara e amara, e la noia diventa parola chiave. Tutto sembra caratterizzato dal grigio, quando al nono verso riappare la parola limone, con tutte le sue caratteristiche. Anche in questo caso dona colore alla scena, ma non piacevolezza, a causa del suo gusto aspro. Tuttavia negli ultimi versi si nota che, grazie a questo limone che appare tra gli alberi, nella poesia vi è ancora un senso di speranza.
Significato del componimento
“I limoni”, umile pianta, diventano simbolo della poetica di Montale che canta povere e semplici cose e tende a instaurare un rapporto diretto con gli oggetti e le piante. L’apertura della poesia ha un tono polemico: Montale rifiuta i “poeti laureati” che hanno falsato la realtà rappresentandola con uno stile aulico, per avere onori e gloria. Egli ama il linguaggio comune, familiare, per descrivere il paesaggio aspro e brullo della sua Liguria, ama le stradette che conducono ai fossati, le “pozzanghere mezzo seccate”, dove i ragazzi ” agguantano qualche sparuta anguilla” e le viuzze che portano agli orti ravvivati dal giallo dei limoni dove hanno tregua il conflitto di sentimenti e delle sofferenze distratte dal loro profumo. In questi attimi di silenzio in cui la realtà sembra abbandonarsi egli vorrebbe penetrare nel mistero della natura e scoprire i suoi segreti ” uno sbaglio di natura/il punto morto del mondo/ il filo che non tiene / il filo da disbrogliare”, cioè le cause e gli effetti, il mistero che ci avvolge, una favilla del divino, del nostro destino. Ma l’illusione di capire l’ultimo segreto delle cose svanisce, il tempo scorre e le stagioni variano, ed ecco la delusione: la realtà delle città rumorose, le viuzze strette dove l’azzurro del cielo appare a piccoli squarci, la pioggia, l’inverno freddo e noioso che riempie l’animo di tristezza. Quando però da un portone semiaperto appare nel cortile il giallo vivido dei limoni, si accende una luce che dissolve il gelo del cuore ed evoca un piacevole insieme di profumi, suoni, e colori familiari e festosi che per un istante riconciliano con la vita.
I limoni, http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=I_limoni&oldid=33342253 (in data 3 febbraio 2011).