Riassunto Promessi Sposi Capitolo 35

Ecco il riassunto dei Promessi Sposi Capitolo 35

Don Rodrigo, come è stato più volte detto dai vari critici , non è un cattivo vero e proprio.La sua malvagità è dettata più che altro dallo sfondo storico in cui si muove e dalla sua condizione sociale. Egli , infatti, è soltanto uno dei tanti nobilotti del seicento, i quali fanno della propria condizione sociale motivo di supremazia e controllo su tutto ciò che gli sta intorno. Proprio per questo modo di concepire la loro realtà sociale Don Rodrigo è “costretto” ad essere ciò che è , per evitare di essere da meno dei suoi pari.
In ogni modo Don Rodrigo resta per noi lettori colui che in nome di una scommessa impedisce a due onesti giovani, quali Renzo e Lucia, il matrimonio e sappiamo bene quali azioni malvagie compierà per raggiungere il proprio scopo. E’ appunto questo che ci fa quasi provare un’ attimo di sollievo quando scopriamo che anche Don Rodrigo è un malato di peste e come tale prossimo alla morte.
La scoperta della malattia è per il lettore lenta, graduale. E così è anche per lo stesso Don Rodrigo il quale non si aspetta e né accetta di morire come una persona qualunque.
Scaccia il pensiero della peste e tenta di illudere sé e il Griso che egli sta bene. Ma in cuor suo intuisce già che non è così . Allora tenta di dormire ma è ancora peggio. Le coperte gli pavero una montagna dice il Manzoni e aggiunge che dopo un lungo rivoltarsi , finalmente si addormentò, e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. E tra i tanti sogni di morte uno fu il peggiore. Si trovava in una chiesa tra un’immensa folla di malati di peste e cercava invano di farsi largo tra la calca di gente stando attento a non toccare niente . Sente un dolore tra l’ascella e il cuore , a sinistra.Dapprima pensa che è qualcuno di quegl’uomini, poi pensa che è la spada, ma allorquando cerca con la mano di spostarla ,non trova niente anzi sente un dolore tanto forte che gli viene quasi da urlare ma vede che tutti stanno guardando da una parte e guarda anche lui .Vede un pulpito e sul parapetto di questo si erge maestosamente la figura di Fra Cristoforo con lo stesso dito alzato in segno di minaccia di quando al palazzotto lo aveva impaurito con il celebre Verrà un giorno …Ma la differenza è che stavolta Don Rodrigo non riesce con la mano a fermare il frate. A questo punto si sveglia e ,scorto il bubbone della peste ,chiama il fido Griso. Inizia allora a parlargli in modo insolito chiedendogli di andare a chiamare un medico e ricordandogli i tanti favori che gli aveva concesso. Ma il Griso tradisce il padrone : lo deruba di tutto e lo consegna ai monatti . Viene portato al lazzaretto. Qui è affidato alle cure del Padre Cristoforo suo acerrimo nemico in vita, con l’intenzione di salvare un’anima, suoi più fido compagno sul letto di morte.
Ed è qui che lo rincontra Renzo.
Stava l’infelice ,immoto;spalancati gli occhi,ma senza sguardo;pallido il viso e sparso di macchie nere ;nere ed enfiate le labbra; l’avreste detto il viso di un cadavere se una contrazione violenta non avesse reso testimonio di una vita tenace.Il petto si sollevava di quando in quando ,con un respiro affannoso ; la destra fuor dalla cappa , lo premeva vicino al cuore ,con uno stringere adunco delle dita ,livide tutte e sulle punte nere.
Questa è l’immagine che il Manzoni ci dà di Don Rodrigo sul letto di morte . Un’immagine squallida, orribile, resa ancor più cupa dalla forte presenza di colori scuri (macchie nere, dita nere…).
E’ una scena tanto orribile da lasciarci sconvolti,col fiato sospeso. Avremmo senza dubbio preferito vederlo morire subito , di una morte veloce:trafitto da una spada,avvelenato ,sparato. E siamo forse tentati a pensare che Dio è crudele ed ingiusto a far morire tanta gente mentre lui resiste ancora. Ma è a questo punto che appare Fra Cristoforo ,quasi messaggero di Dio.
Con voce sommessa ma grave dice : Può essere castigo,può esser misericordia.
Ecco il mistero che si apre ma che sicuramente non ci fa più pensare a un Dio non equo.
Ovvio castigo per una vita piena di azioni turpi e disonorevoli può essere una morte lenta e squallida qual è quella di Don Rodrigo. Squallida ancora di più nella misura in cui toglie ogni differenza sociale tra lui e le altre persone colpite dalla peste; squallida perché agevolata da un tradimento. Potentissimo uomo qual è infatti , viene subito sopraffatto dal “fedele” Griso non appena ha un’ attimo di debolezza. Castigo di Dio è senza dubbio il fatto che muore da uomo comune al lazzaretto in mezzo a milioni e milioni di persone di qualunque ceto sociale.
E se invece fosse un tentativo di far ravvedere un’anima? Il tentativo estremo per un uomo che non ha mai detto di credere in Dio ma neppure il contrario? E quale miglior modo di ottenere ciò se non attraverso la sofferenza e un chiaro segno di uguaglianza dinanzi alla morte?
Castigo o estremo tentativo di riportare un’anima nella retta via? Questo la domanda che anche Fra Cristoforo si fa sperando nella salvezza e nella pace eterna per quest’uomo abbandonato da tutti.


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