Canti di Castelvecchio

I Canti di Castelvecchio sono una raccolta pascoliana del 1903: il titolo pare voglia creare un collegamento con i “Canti” leopardiani, suggerendo così, secondo l’interpretazione di Giuseppe Nava, l’ambizione ad una poesia più elevata.

Castelvecchio è la frazione di Barga, in Media Valle del Serchio, nel quale Pascoli aveva acquistato una casa in cui soggiornò molto a lungo, dedicandosi alla poesia e agli studi di letteratura classica (sono famose, e tuttora visibili, le tre scrivanie per lavorare nelle tre lingue, italiano, latino, greco). Qui gli parve di aver finalmente ricostituito il “nido” distrutto di San Mauro.

I Canti di Castelvecchio sono fitti di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita in campagna. Il motto iniziale è il medesimo di Myricae: “arbusta iuvant humilesque myricae” (piacciono gli arbusti e le umili tamerici; ma Pascoli traduce myricae con “cesti” o “stipe”). In tal modo, Pascoli recupera il legame con la raccolta precedente e la poetica del “fanciullino”, accentuandone però la valenza simbolica.

I Canti di Castelvecchio si rivelano inoltre una raccolta interessante per l’uso esteso del linguaggio fonosimbolico, ma soprattutto post-simbolico: abbondano infatti i termini tecnici e gergali tipici del versante barghigiano e della lucchesia.

Canti di Castelvecchio, http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Canti_di_Castelvecchio&oldid=30646655 (in data 3 febbraio 2011).

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