Canto III Inferno – (vv 1-21) – La porta dell’Inferno

Testo e commento del Canto III dell’Inferno (versi 1-21) – La porta dell’Inferno

’Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. 3

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ’l primo amore. 6

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. 9

Queste parole di colore oscuro
vid’ïo scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: "Maestro, il senso lor m’è duro". 12

Ed elli a me, come persona accorta:
"Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta. 15

Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’ hanno perduto il ben de l’intelletto". 18

E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond’io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose. 21



« ‘Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.’ »
(vv. 1-3)
Con questa martellante anafora inizia il viaggio nell’Inferno di Dante, che riporta l’iscrizione sulla Porta dell’Inferno, come spesso si trovavano sulle porte delle città. La scritta è su tre terzine e insiste continuamente sul dolore (due volte), sull’eternità (tre volte) delle pene senza speranza di sollievo, chiudendosi con il famoso verso lapidario Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.
L’iscrizione recita poi come essa fu costruita in funzione della giustizia della Trinità, indicata con i suoi attributi:
Divina podestate = Padre
Somma sapienza = Gesù
‘L primo amore = lo Spirito Santo
Infine l’iscrizione come essa fu creata dopo che solo cose eterne furono create, per questo a sua volta essa è imperitura: si riferisce al fatto che l’Inferno fu creato dopo la caduta di Lucifero (che segnò l’inizio del male), prima della quale esistevano solo gli angeli, la materia pura, i cieli e gli elementi, tutte cose incorruttibili. Nella conclusione di lasciare ogne speranza la porta sottolinea come il viaggio dei dannati nell’Inferno sia di sola andata e riecheggia un analogo verso dell’Eneide della discesa di Enea nell’Averno (VI 126-129).
Dante, che ha riportato le parole dell’iscrizione come se esse si fossero pronunciate da sole, chiede poi a Virgilio una spiegazione del loro significato. Il maestro risponde che quello è il punto dove si deve lasciare ogni esitazione (sospetto) e titubanza, essendo il luogo del quale gli aveva già parlato, cioè dove sono punite le genti dolorose che hanno perduto Dio, il bene intellettuale per eccellenza. Poi Virgilio conforta Dante prendendolo per mano e mostrando un lieto volto: entrano così nelle segrete cose (cioè segregate, separate dal mondo).

[bibl]Inferno – Canto terzo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Inferno_-_Canto_terzo&oldid=44047539 (in data 5 novembre 2011).
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