Canto XIII Purgatorio – (vv 1-21) – Gli invidiosi
Testo e commento del Canto XIII del Purgatorio (versi 1-21)- Gli invidiosi
Noi eravamo al sommo de la scala, dove secondamente si risega lo monte che salendo altrui dismala. 3 Ivi così una cornice lega dintorno il poggio, come la primaia; se non che l’arco suo più tosto piega. 6 Ombra non lì è né segno che si paia: parsi la ripa e parsi la via schietta col livido color de la petraia. 9 "Se qui per dimandar gente s’aspetta", ragionava il poeta, "io temo forse che troppo avrà d’indugio nostra eletta". 12 Poi fisamente al sole li occhi porse; fece del destro lato a muover centro, e la sinistra parte di sé torse. 15 "O dolce lume a cui fidanza i’ entro per lo novo cammin, tu ne conduci", dicea, "come condur si vuol quinc’entro. 18 Tu scaldi il mondo, tu sovr’esso luci; s’altra ragione in contrario non ponta, esser dien sempre li tuoi raggi duci". 21
Giunti alla sommità della scala, i due poeti si trovano nella seconda cornice, analoga alla prima ma di raggio minore. Non vi sono immagini o sculture, ma una pietra uniforme di colore “livido”. Poiché non appare alcuna anima a cui chiedere la strada, Virgilio invoca il sole come guida al cammino.
[/bibl]Purgatorio – Canto tredicesimo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Purgatorio_-_Canto_tredicesimo&oldid=39448423 (in data 21 novembre 2011).[/bibl]