Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato è una poesia di Eugenio Montale pubblicata nella raccolta Ossi di seppia.

In questa poesia si riassumono molte delle tematiche poetiche di Montale. Il poeta ha una concezione negativa della vita e della poesia[2], può solo riportare i fatti che avvengono, e non può offrire nessuna soluzione esistenziale definitiva. Il linguaggio è scarno ed essenziale.

Commento

Questa poesia è strutturata in 2 parti, nella prima quartina il poeta esprime la realtà, “il male di vivere”; nella seconda metà il “bene”, cioè una via di scampo trovata nell’Indifferenza.

Il poeta dice di aver incontrato nella propria esistenza soltanto dolore che si abbatte senza alcuna ragione, indifferentemente su animali e cose, male che non fa vivere, rappresentato dalle figure del ruscello, della foglia, del cavallo.[3] Se “il vivere stesso è male” (Gioanola), non esistono soluzioni storiche per combatterlo.[4] La statua, la nuvola e il falco svelano un “miracolo” legato alla divina Indifferenza perché slegano l’uomo dai vincoli del tempo, in un “attimo estatico” che ci allontana per un momento dalla realtà delle cose.

Struttura metrica e figure retoriche

La lirica è composta da due quartine di endecasillabi, tranne l’ultimo verso martelliano (cioè un doppio settenario). Sistema delle rime: ABBA e CDDA. Sono presenti enjambement, anastrofi, correlativi oggettivi, climax ascendente, anafora.

[bibl] Spesso il male di vivere ho incontrato, http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Spesso_il_male_di_vivere_ho_incontrato&oldid=33024622 (in data 3 febbraio 2011).[/bibl]

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