Canto IX Purgatorio – (vv 105-145) – Rito penitenziale

Testo e commento del Canto IX del Purgatorio (versi 105-145)- Rito penitenziale

Per li tre gradi sù di buona voglia
mi trasse il duca mio, dicendo: "Chiedi
umilemente che ’l serrame scioglia". 108

Divoto mi gittai a’ santi piedi;
misericordia chiesi e ch’el m’aprisse,
ma tre volte nel petto pria mi diedi. 111

Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e "Fa che lavi,
quando se’ dentro, queste piaghe" disse. 114

Cenere, o terra che secca si cavi,
d’un color fora col suo vestimento;
e di sotto da quel trasse due chiavi. 117

L’una era d’oro e l’altra era d’argento;
pria con la bianca e poscia con la gialla
fece a la porta sì, ch’i’ fu’ contento. 120

"Quandunque l’una d’este chiavi falla,
che non si volga dritta per la toppa",
diss’elli a noi, "non s’apre questa calla. 123

Più cara è l’una; ma l’altra vuol troppa
d’arte e d’ingegno avanti che diserri,
perch’ella è quella che ’l nodo digroppa. 126

Da Pier le tegno; e dissemi ch’i’ erri
anzi ad aprir ch’a tenerla serrata,
pur che la gente a’ piedi mi s’atterri". 129

Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
dicendo: "Intrate; ma facciovi accorti
che di fuor torna chi ’n dietro si guata". 132

E quando fuor ne’ cardini distorti
li spigoli di quella regge sacra,
che di metallo son sonanti e forti, 135

non rugghiò sì né si mostrò sì acra
Tarpëa, come tolto le fu il buono
Metello, per che poi rimase macra. 138

Io mi rivolsi attento al primo tuono,
e ’Te Deum laudamus’ mi parea
udire in voce mista al dolce suono. 141

Tale imagine a punto mi rendea
ciò ch’io udiva, qual prender si suole
quando a cantar con organi si stea; 144

ch’or sì or no s’intendon le parole.


Su invito della sua guida, Dante sale i gradini e si getta ai piedi dell’essere celeste, implorandolo con il “mea culpa”. Il guardiano con la spada traccia sette “P” nella fronte del questuante, e dal manto color cenere (un attributo davvero inconsueto, simbolo d’umiltà) estrae due chiavi, d’oro e d’argento, spiegando che se la prima è la più preziosa, è la seconda ad essere quella di più arduo impiego. Entrambe ugualmente necessarie, gli furono donate da San Pietro con la raccomandazione di sbagliare piuttosto nell’aprire che nel chiudere. La porta cigolando rumorosamente si apre, e l’angelo, raccomandatosi che non volgano per nessun motivo lo sguardo indietro, li lascia procedere. Un inno di lode a Dio viene loro incontro, accompagnato da un dolce suono, come di un cantar con organi (forse in polifonia, oppure alternando la musica al testo del salmo).
Analisi del canto
Un canto dal gusto e dalla scenografia decisamente medievale apre il cuore della seconda cantica, ovvero il Purgatorio propriamente detto. Non è facile, per i lettori moderni, comprendere appieno il fascino suscitato nei contemporanei di Dante dal complicato susseguirsi di simboli teologici e morali che investono il canto anche prima dell’avvertimento dell’autore sulla difficoltà del tema trattato. Del resto, l’allegoria era abituale nella produzione culturale dell’epoca, e in nessun altro modo si sarebbero potuti raddensare i principi della teologia scolastica riguardo al pentimento ed all’espiazione dando contemporaneamente un qualche tipo di movimento al canto.
Forse, per il lettore moderno, l’unica possibilità è quella di arrovellarsi per decifrare il complesso simbolismo dell’episodio narrato, nel dubbio se fosse davvero tutto così comprensibile per i lettori contemporanei della Commedia. Da qui nasce l’asciuttezza di molti commenti, specialmente per la scuola, che si limitano a rubricare in tabelline le immagini forgiate da Dante e la loro probabile spiegazione: l’aquila è forse la Giustizia (sulle cui orme corre la Ragione), forse l’Impero, forse la Chiesa, forse l’unione delle due cose; il risveglio verso il mare e il paragone con Achille sono preannuncio di una grande epopea e di gesti memorabili, a meno che il mare non rappresenti l’immensità di Dio; i tre gradini sono quasi concordemente visti come l’esame di coscienza, la confessione e la riparazione ai peccati; il giudice vestito di cenere, l’Umiltà necessaria ad ogni confessore, con la Grazia divina e con la propria Sapienza apre la porta al perdono celeste, ricordando al penitente i suoi peccati (le sette P)… almeno ufficialmente; persino per quanto riguarda l’inno che conclude il canto, non è ben chiaro se si tratti di polifonia a cappella oppure di una o più voci intervallate a interludi strumentali.
Questi sono solo alcuni fra i simboli e solo alcune fra le ipotesi; comunque, molte parti non sono ancora decrittate in modo certo. La narrazione simbolica del cammino di redenzione dell’uomo, ad ogni modo, è certamente il tema del canto e viene svolto in modo partecipe e per nulla banale; l’autore stesso si fa “umilmente” simbolo ed antonomasia dell’Uomo che, accettando di mortificarsi e di piegarsi fiducioso ad un Dio misericordioso, ma dalle vie potenti e misteriose, apre finalmente il suo cammino verso la beatitudine del Paradiso.

[/bibl]Purgatorio – Canto nono, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Purgatorio_-_Canto_nono&oldid=39448420 (in data 21 novembre 2011).[/bibl].

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