Canto IX Purgatorio – (vv 1-45) – Il sogno di Dante

Testo e commento del Canto IX del Purgatorio (versi 1-45)- Il sogno di Dante

La concubina di Titone antico
già s’imbiancava al balco d’orïente,
fuor de le braccia del suo dolce amico; 3

di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale
che con la coda percuote la gente; 6

e la notte, de’ passi con che sale,
fatti avea due nel loco ov’eravamo,
e ’l terzo già chinava in giuso l’ale; 9

quand’io, che meco avea di quel d’Adamo,
vinto dal sonno, in su l’erba inchinai
là ’ve già tutti e cinque sedavamo. 12

Ne l’ora che comincia i tristi lai
la rondinella presso a la mattina,
forse a memoria de’ suo’ primi guai, 15

e che la mente nostra, peregrina
più da la carne e men da’ pensier presa,
a le sue visïon quasi è divina, 18

in sogno mi parea veder sospesa
un’aguglia nel ciel con penne d’oro,
con l’ali aperte e a calare intesa; 21

ed esser mi parea là dove fuoro
abbandonati i suoi da Ganimede,
quando fu ratto al sommo consistoro. 24

Fra me pensava: ’Forse questa fiede
pur qui per uso, e forse d’altro loco
disdegna di portarne suso in piede’. 27

Poi mi parea che, poi rotata un poco,
terribil come folgor discendesse,
e me rapisse suso infino al foco. 30

Ivi parea che ella e io ardesse;
e sì lo ’ncendio imaginato cosse,
che convenne che ’l sonno si rompesse. 33

Non altrimenti Achille si riscosse,
li occhi svegliati rivolgendo in giro
e non sappiendo là dove si fosse, 36

quando la madre da Chirón a Schiro
trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
là onde poi li Greci il dipartiro; 39

che mi scoss’io, sì come da la faccia
mi fuggì ’l sonno, e diventa’ ismorto,
come fa l’uom che, spaventato, agghiaccia. 42

Dallato m’era solo il mio conforto,
e ’l sole er’alto già più che due ore,
e ’l viso m’era a la marina torto. 45


La concubina di Titone antico, l’Aurora, già s’imbiancava, quando Dante, vinto dal sonno, si assopisce nella valletta dei principi. Durante il sonno, e più precisamente nelle ore precedenti all’alba, quando tradizionalmente i sogni diventano premonitori, in sogno gli appare un’aquila che lo afferra e lo porta verso la sfera del fuoco; come infuocato il pellegrino si sveglia, salvo poi trovarsi agghiacciato dall’improvviso risveglio e dal luogo che appare mutato; come Achille, rapito dalla madre Teti nella speranza di non vederlo morire sotto le mura di Troia, si trova spaesato: senza più la compagnia di Sordello e dei principi, in un’ora e in un panorama assolutamente cambiati, con lo sguardo volto verso il mare.

[/bibl]Purgatorio – Canto nono, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Purgatorio_-_Canto_nono&oldid=39448420 (in data 21 novembre 2011).[/bibl].

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