Canto XXXI Inferno – (vv 112-145) – Anteo

Testo e commento del Canto XXXI dell’Inferno (versi 112-145)- Anteo

Noi procedemmo più avante allotta,
e venimmo ad Anteo, che ben cinque alle,
sanza la testa, uscia fuor de la grotta. 114

"O tu che ne la fortunata valle
che fece Scipïon di gloria reda,
quand’Anibàl co’ suoi diede le spalle, 117

recasti già mille leon per preda,
e che, se fossi stato a l’alta guerra
de’ tuoi fratelli, ancor par che si creda 120

ch’avrebber vinto i figli de la terra:
mettine giù, e non ten vegna schifo,
dove Cocito la freddura serra. 123

Non ci fare ire a Tizio né a Tifo:
questi può dar di quel che qui si brama;
però ti china e non torcer lo grifo. 126

Ancor ti può nel mondo render fama,
ch’el vive, e lunga vita ancor aspetta
se ’nnanzi tempo grazia a sé nol chiama". 129

Così disse ’l maestro; e quelli in fretta
le man distese, e prese ’l duca mio,
ond’Ercule sentì già grande stretta. 132

Virgilio, quando prender si sentio,
disse a me: "Fatti qua, sì ch’io ti prenda";
poi fece sì ch’un fascio era elli e io. 135

Qual pare a riguardar la Carisenda
sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
sovr'essa sì, ched ella incontro penda: 138

tal parve Antëo a me che stava a bada
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch’i’ avrei voluto ir per altra strada. 141

Ma lievemente al fondo che divora
Lucifero con Giuda, ci sposò;
né, sì chinato, lì fece dimora, 144

e come albero in nave si levò.


Andando avanti allora i due arrivano ad Anteo, che, testa esclusa, sporgeva dal pozzo per cinque “alle”, una misura in uso nelle Fiandre che corrisponde a circa 1 metro e 40.
Virgilio si rivolge a lui senza perdere tempo, usando un discorso retorico con una captatio benevolentiae da manuale: prima la suasio con esagerazioni delle gesta dell’interlocutore, poi la lusinga (parafrasando spesso frasi della Pharsalia di Lucano), il confronto con altri giganti meno forti e la promessa di fama. Nel dettaglio il suo discorso è: (parafrasi vv. 115-129) ” Oh tu, che cacciasti più di mille leoni nella valle che Scipione l’Africano riempì di gloria facendo ritirare Annibale e i suoi (la valle di Zama in Libia), e che se fossi stato presente nell’alta guerra (la Gigantomachia) che combatterono i tuoi fratelli essi (i figli di Gea, la terra) l’avrebbero vinta, mettici giù, se non te ne fa schifo (sdegno), dove il freddo gela il Cocito. Non ci far andare da Tizio né da Tifeo: tu puoi darci quello di cui abbiamo bisogno, perciò chinati e non girarci le spalle (letteralmente il volto, grifo). Egli dopotutto (Dante) nel mondo può renderti fama, poiché egli è vivo e lunga vita ancora lo aspetta se la Grazia non lo chiama a sé innanzitempo”.
Sul fatto per il quale Anteo non sia legato da catene, viene spiegato quale conseguenza del fatto che egli non partecipò alla guerra dei Giganti; per questo Virgilio lo lusinga dicendogli che se lui fosse stato presente essa sarebbe stata vinta.
Senza dire niente, Anteo distende la mano, la cui morsa fu già provata da Ercole (nell’episodio di Ercole e Anteo), e prende Virgilio, il quale a sua volta afferra Dante abbracciandolo. A Dante, vedere il gigante che si piega su di loro, fa venire voglia di scappare e ricorda un effetto provato al di sotto della Torre Garisenda di Bologna: mettendosi dal lato della pendenza e guardando in alto, al passaggio delle nuvole sembra che la torre cada addosso e che le nuvole siano invece ferme. Una notazione quindi di grande sagacia e realismo che specifica vividamente quest’esperienza soprannaturale, un po’ come la descrizione del volo in groppa a Gerione (Inf. XVII).
Lievemente i due poeti vengono deposti al fondo che divora / Lucifero con Giuda, cioè nel fondo del pozzo del Cocito.
Il gigante allora non rimane chinato, ma nel rispetto della sua pena all’immobilità, si leva subito come albero in nave.

[/bibl] Inferno – Canto trentunesimo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Inferno_-_Canto_trentunesimo&oldid=39098558 (in data 19 novembre 2011).[/bibl].

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