Parafrasi della morte di Orlando e la vendetta di Carlo (Chanson de Roland)

CLXVIII

Dunque Orlando si accorge che la morte gli è vicina: il cervello gli esce dalle orecchie . Prega Dio affinchè chiami i suoi compagni, e poi prega che gli si presenti l’angelo Gabriele. Preso l’olifante, per evitare che cada nelle mani nemiche, e Durlindana, la sua spada, nell’altra mano. Orlando avanza verso la Spagna passando per un campo incolto come farebbe una freccia lanciata da una balestra. Sulla vetta di una collina, sotto due belli alberi, ci sono quattro blocchi di marmo. E’ caduto sull’erba verde: là è svenuto, la morte gli è vicino.

CLXIX

I monti e gli alberi sono alti; vi sono quattro blocchi lucidi di marmo. Il conte Orlando si trova privo di sensi sull’erba verde. Un Saraceno lo scruta molto attentamente: si finge morto e, disteso in mezzo agli altri, ha il corpo e il viso colmo di sangue. Si leva in piedi e corre velocemente: è bello, forte e molto coraggioso; la sua arroganza lo porta ad una follia che pagherà con la morte. Orlando afferrato il corpo e le sue armi, dice:”Ho sconfitto il nipote di Carlo! Porterò con me in Arabia questa spada come premio”. In quel momento il conte si rianima.

CLXX

Orlando sente che gli viene portata via la spada. Apre gli occhi ed esclama: “Per quanto sappia, non sei stato mai uno di noi!”. Stringe l’olifante che non vuole che gli sia tolto, e lo colpisce sull’elmo dorato, spacca l’elmo e le ossa della testa, entrambi gli occhi schizzano fuori dalla testa, e lui cade morto. Dopo gli dice “Codardo, come sei stato così spavaldo da colpirmi, che avessi avuto torto o no? Tutti capiranno che ci tengo poco! Si è rotto il mio olifante nell’elmo, sono cadute a terra le gemme e l’oro”

CLXXI

Orlando si accorge di non essere più in grado di vedere. Si alza in piedi con tutte le sue forze, pallido in viso. Davanti a lui vi è una pietra marrone: lo colpisce dieci volte con dolore e furore. L’acciaio non si rompe né si graffia.”Ah!” disse il conte “ Santa Maria, aiuto! O , Durlindana, sei così resistente! Adesso che io sto morendo, non riesco più a badare a voi. Insieme a voi ho vinto molte battaglie, e conquistato molte terre, sulle quali ora Carlo regna con la barba folta! Non vi abbia nessun uomo che fugga in guerra! Un valoroso vi ha avuto per molto tempo; ma non vi sarà alcun altro in Francia, la terra benedetta”.

CLXXII

Orlando picchiò sulla roccia di sardigna: l’acciaio non si rompe né si graffia. Quando si accorge che non riesce a spezzarla, inizia a compiangerla:” O, Durlindana come sei splendente e resistente! Fiammeggi e luccichi contro il sole! Carlo si trovava nelle valli di Moriana quando Dio ordinò per mano del suo angelo di consegnarti a un conte capitano. Allora me la consegnò il nobile re, il grande. Io con questa conquistai per lui Angiò e Bretagna, Poitou e il Maine; grazie ad essa conquistai per lui la Normandia la Provenza ed Aquitania, la Lombardia e tutta la Romagna; grazie a questa conquistai per lui la Baviera e Fiandra, la Bulgaria e tutta la Puglia; Costantinopoli, e in Sassonia si fa tutto ciò che desidera; grazie a questa conquistai per lui la Scozia e l’Irlanda, l’Inghilterra che possedeva come dominio privato; grazie a questa conquistai per lui moltissime terre, Carlo le regna con la sua barba bianca. Questa spada mi reca dolore e sofferenza. Preferisco morire piuttosto che cada in mano ai pagani. Dio non lasciare che la Francia si rammarichi per questo!”

CLXXIII

Orlando la picchiò su una roccia, non so descrivervi quanto si dispiacesse, la spada non si rompe né si frantuma: vola alta verso il cielo. Il conte si accorge che non riesce a spezzarla, molto dolcemente la piange:”Oh, Durlindana, come sei bella e santa! Nella mela d’oro vanno le reliquie: un dente di San Pietro e il sangue di San Basilio, i capelli di monsignor San Dionigi, un lembo della veste di Santa Maria: non è corretto che i pagani ti posseggano: devi essere servita dai cristiani. Non potrà possederti alcun uomo che abbia paura! Con voi ho conquistato ampie terre, sulle quali Carlo regna, con la barba fiorita: l’imperatore è così pieno di orgoglio e ricco”.

CLXXIV

Orlando sente che la morte si avvicina, scende giù dalla testa al cuore. Giunge sotto un pino, sull’erba verde si distende prono, sotto di sé ripone la sua spada e l’olifante e torce la testa verso la gente pagana: per questo motivo l’ha fatto, dato che vuole che Carlo annunci a tutta la sua gente, il nobile conte, che egli è morto vincitore. Ripete il mea culpa più volte, per i suoi peccati a Dio offre il guanto.

CLXXV

Orlando sente che la sua vita giunge alla fine. Rivolto alla Spagna, sta su una aguzza cima. Batte con una mano sul petto: “Dio, mea culpa, davanti alla tua potenza, dei miei peccati, dei grandi e dei piccoli che ho commesso dal momento in cui nacqui, fino ad oggi, quando la mia vita è al termine.” Tende il guanto destro verso Dio. Gli angeli del cielo discendono su di lui.

CLXXVI

Il conte Orlando si trovava sotto un pino, con il viso volto verso la Spagna. Gli vengono in mente molti pensieri: le terre conquistate dalla Francia di Carlomagno, il suo signore, che lo crebbe; ma non vuole dimenticare:  ripete il mea culpa, invoca Dio: “Buon Padre, che non hai mai mentito, hai resuscitato San Lazzaro e fatto fuggire dai leoni Daniele, aiuta l’anima mia a redimere i peccati che ho commesso!” Offre il guanto destro a Dio: lo prende San Gabriele. Poggia la testa sul braccio: ha le mani giunte e muore. Dio gli invia un angelo cherubino e San Michele del Mare del Perielio; con lui discende San Gabriele: portano l’anima del conte in paradiso.

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1 commento

  1. anna scrive:

    molto sinceramente la parafrasi la uso solo x degli spunti e non x copiare, ma anke ragionare sul libro, prendere qualke frase da internet and stop.

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