Canto XVI Inferno – (vv 64-90) – La corruzione di Firenze
Testo e commento del Canto XVI dell’Inferno (versi 64-90) – La corruzione di Firenze
"Se lungamente l’anima conduca le membra tue", rispuose quelli ancora, "e se la fama tua dopo te luca, 66 cortesia e valor dì se dimora ne la nostra città sì come suole, o se del tutto se n’è gita fora; 69 ché Guiglielmo Borsiere, il qual si duole con noi per poco e va là coi compagni, assai ne cruccia con le sue parole". 72 "La gente nuova e i sùbiti guadagni orgoglio e dismisura han generata, Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni". 75 Così gridai con la faccia levata; e i tre, che ciò inteser per risposta, guardar l’un l’altro com’al ver si guata. 78 "Se l’altre volte sì poco ti costa", rispuoser tutti, "il satisfare altrui, felice te se sì parli a tua posta! 81 Però, se campi d’esti luoghi bui e torni a riveder le belle stelle, quando ti gioverà dicere "I’ fui", 84 fa che di noi a la gente favelle". Indi rupper la rota, e a fuggirsi ali sembiar le gambe loro isnelle. 87 Un amen non saria possuto dirsi tosto così com’e’ fuoro spariti; per ch’al maestro parve di partirsi. 90
Iacopo chiede dunque, dopo aver invocato la magnanimità di Dante, se nella loro città regnano ancora le virtù cavalleresche come la “cortesia” (intesa come rispetto delle norme delle “corti”) e il valore, perché un tal Guglielmo Borsiere, sceso da poco tra di loro (cioè morto da poco), gli ha narratto fatti preoccupanti.
Dante approfitta quindi per esporre la sua visione circa la Fiorenza contemporanea. Il nocciolo dei problemi secondo lui sta nell'”immigrazione” (“la gente nuova”) e nella facile ricchezza che alletta le persone e le riempie di orgoglio di modi senza misura. Dante ha pronunciato questa breve orazione con gesto e tono profetico “con la faccia levata”, e i tre si guardano l’un l’altro annuendo, sbigottiti e rattristati. Ringraziano dicendo che la sua risposta è stata gradita e si raccomandano che se egli tornerà nel mondo dei vivi, quando accadrà che racconti del suo viaggio si ricordi di citare i loro nomi. Poi se ne scappano con le gambe veloci (“isnelle”) nel tempo di dire un amen (“Un amen non saria possuto dirsi / tosto così com’è fuoro spariti” vv. 89-90).
[bibl]Inferno – Canto sedicesimo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Inferno_-_Canto_sedicesimo&oldid=38300898 (in data 11 novembre 2011).[/bibl]