Canto VII Inferno – (vv 1-15) – Pluto
Testo e commento del Canto VII dell’Inferno (versi 1-15) – Pluto
"Pape Satàn, pape Satàn aleppe!", cominciò Pluto con la voce chioccia; e quel savio gentil, che tutto seppe, 3 disse per confortarmi: "Non ti noccia la tua paura; ché, poder ch’elli abbia, non ci torrà lo scender questa roccia". 6 Poi si rivolse a quella ’nfiata labbia, e disse: "Taci, maladetto lupo! consuma dentro te con la tua rabbia. 9 Non è sanza cagion l’andare al cupo: vuolsi ne l’alto, là dove Michele fé la vendetta del superbo strupo". 12 Quali dal vento le gonfiate vele caggiono avvolte, poi che l’alber fiacca, tal cadde a terra la fiera crudele. 15
Il canto inizia in modo sinistro con la minacciosa invocazione di Pluto “Pape Satàn, pape Satàn aleppe”, interrotta da Virgilio che, dopo aver confortato Dante, fa tacere il mostro (sui cui attributi fisici viene speso meno di un verso) con una variante del “Vuolsi così colà dove si puote”. Questa frase, usata già altre due volte (con Caronte e con Minosse), il poeta non la farà più usare a Virgilio, per non far scadere la drammaticità degli ostacoli infernali, evitando d’ora in poi questo paradigmatico passe-partout. Pluto è qui posto probabilmente in quanto dio pagano della ricchezza, anche se è probabile che la sua figura fosse in qualche modo sovrapposta, almeno nel Medioevo, con quella di Plutone, e la mancanza di elementi che descrivano questo mostro a guardia del IV cerchio accresce l’elusività della questione.
Una similitudine chiude l’episodio di Pluto: Come le vele gonfie al vento che cadono giù quando si spezza l’albero di una barca, così si quietò “la fiera crudele”.
[bibl]Inferno – Canto settimo, //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Inferno_-_Canto_settimo&oldid=42494136 (in data 7 novembre 2011).[/bibl]